Archivi autore: Emiliano Maina

Stufa a pellet: scegliere risparmiando ma inquinando meno

Stufa a pellet: scegliere risparmiando ma inquinando meno

La stufa a pellet consente di riscaldarsi in modo economico e rinnovabile grazie ad un costo pellet particolarmente conveniente. Vediamo come scegliere non solo per il risparmio ma anche considerando anche l’impatto ambientale.

Purtroppo non e’ una forma di riscaldamento sostenibile e ne stiamo vedendo le conseguenze sull’inquinamento da polveri sottili in Pianura Padana.

Riporto, in tal senso, i dati più aggiornati disponibili relativi alle sorgenti di immissione di PM10 nell’aria nella regione Lombardia (fonte INEMAR):

Stufa a pellet: scegliere risparmiando ma inquinando meno

Vorrei concentrarmi su come cercare di ridurre l’impatto sull’ambiente circostante della stufa a pellet, per quanto raccomandi a tutti, in sede di valutazione dell’impianto di riscaldamento, di prendere in considerazione alternative che siano maggiormente rispettose di ambiente e collettività per quanto economicamente meno convenienti.


Mercato del pellet in Italia

Raccomando la lettura de Il pellet nel mondo: Italia quarto mercato, da cui ho estrapolato le informazioni più salienti sul mercato del pellet in Italia.

Nel corso degli ultimi 10 anni la produzione mondiale di pellet è aumentata di oltre 4 volte.

In Italia l’85% della domanda è soddisfatta dall’import:

Stufe a pellet: come scegliere per risparmiare ed inquinare meno

Essendo per la maggior parte del pellet importato in Italia dall’estero, come fa il riscaldamento a pellet in Italia ad essere definito come rinnovabile quando già non sostenibile ?

I maggiori consumi di pellet si hanno nell’ordine in Lombardia (45% del totale nel 2014), Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige. Casualmente le regioni che compongono il bacino della Pianura Padana.

La domanda è ovviamente legata alla forte crescita di stufe a pellet.

Stufe a pellet: come scegliere per risparmiare ed inquinare menoDal grafico si può notare come la gran parte di queste macchine in Italia siano stufe, a fine 2016 stimate in 1,6 milioni di unità.

La mia definizione del mercato del pellet in Italia ? Un bel business per pochi. Risparmio per parecchie persone ma inquinamento per tutta la collettività.

Accordo di bacino padano

Per una volta le istituzioni hanno pero’ superato le mie aspettative: durante il G7 Ambiente del 9 giugno 2017, e’ stato sottoscritto dal Ministro dell’Ambiente e dai Presidenti di Regione Lombardia, Piemonte, Veneto e Emilia-Romagna, il Nuovo Accordo di bacino padano per l’attuazione di misure congiunte per il miglioramento della qualità dell’aria.

Per approfondire puoi leggere rispetticamente:

Assolutamente poco pubblicizzato dai media, ad eccezione dei provvedimenti di limitazione del traffico con tanto clamore momentaneo e oblio immediatamente successivo.

C’e’ una parte dell’accordo molto pratica ed immediata inclusa nella deliberazione della Regione Lombardia N. X / 7095 del 18/09/2017 che riguarda anche le stufe a pellet:

  • divieto della nuova installazione di generatori di calore
    alimentati da biomassa legnosa con prestazioni emissive inferiori a quelle
    individuate nella “Tabella 1. Classificazione ambientale dei generatori di
    calore”, dell’Allegato 2 alla dgr 5656 del 03/10/2016 per le seguenti classi di
    appartenenza:

    • “tre stelle” per quelli installati dal 01/10/2018
    • “quattro stelle” per quelli installati dal 01/01/2020
  • i generatori di calore alimentati da biomassa legnosa possono essere mantenuti in esercizio se aventi prestazioni emissive, individuate nella Tabella 1 di cui al punto precedente, non inferiori a quelle per le seguenti classi di appartenenza, verificabili secondo le indicazioni dettate in premessa per l’identificazione della classe ambientale di appartenenza:
    “due stelle” per quelli in esercizio dal 01/10/2018
    “tre stelle” per quelli  in esercizio dal 01/01/2020
  • obbligo dal 01/10/2018 di utilizzare, nei generatori di calore a pellet di potenza termica nominale inferiore ai 35 kW, pellet che sia certificato conforme alla classe A1 della norma UNI EN ISO 17225-2 da parte di un Organismo di certificazione accreditato, prevedendo altresì obblighi di conservazione della documentazione pertinente da parte dell’utilizzatore

Fantastico ! Ma vediamo cosa vuole dire in pratica.

Classificazione ambientale generatori calore a biomasse legnose

Come già scrivevo nell’introduzione, il settore della combustione delle biomasse legnose ad uso civile risulta essere il settore che contribuisce maggiormente alle emissioni di particolato in Lombardia.

Tali emissioni dipendono principalmente da:

  • tipologia di generatore, dalle sue caratteristiche energetiche ed emissive
  • tipo di biomassa legnosa utilizzata
  • corretta gestione della combustione e dalla manutenzione dell’apparecchio stesso

Per tali ragioni e’ importante introdurre una classificazione dei generatori di calore in grado di identificare quelli caratterizzati da maggiori emissioni specifiche. La classificazione assegna, quindi, ai generatori una specifica classe di qualità in relazione ai livelli prestazionali assicurati dai costruttori.

Sono oggetto di classificazione ambientale le seguenti categorie di generatori di calore, aventi una potenza termica nominale inferiore a 35 kW:

  • Camini chiusi, inserti a legna
  • Caminetti aperti
  • Stufe a legna
  • Stufe ad accumulo
  • Cucine a legna
  • Caldaie
  • Stufe, inserti e cucine a pellet

La classificazione si basa sui seguenti parametri:

  • rendimento energetico (η)
  • emissioni di particolato primario (PP)
  • carbonio organico totale (COT)
  • ossidi di azoto (NOx)
  • monossido di carbonio (CO)

Il documento di riferimento e’ l’Allegato 2 della deliberazione Regione Lombardia N° X / 5656 del 03/10/2016.

Importante osservare anche che i limiti per il particolato primario (PP) relativi alle classi 3, 4 e 5 stelle corrispondono rispettivamente a quelli del primo, secondo e terzo livello di finanziamento del Conto Termico (coefficienti moltiplicativi Ce=1, Ce=1,2 e Ce=1,5).

Classe ambientale stufa a pellet

Vediamo in concreto i valori soglia dei parametri per le diverse classi ambientali per la stufa a pellet:

Classe
Ambientale
PP
(mg/Nm3)
COT
(mg/Nm3)
NOx
(mg/Nm3)
CO
(mg/Nm3)
ŋ
(%)
508020050085
305020036485
203516025087
151010025088

Ed analogamente i valori per le caldaie a pellet:

Classe
Ambientale
PP
(mg/Nm3)
COT
(mg/Nm3)
NOx
(mg/Nm3)
CO
(mg/Nm3)
ŋ
(%)
402020030090
201514525090
151013010091
1051202592
Attenzione
  • ad una classe ambientale superiore corrispondono un rendimento lievemente maggiore ed un inquinamento molto inferiore
  • una caldaia pellet ha un rendimento lievemente maggiore ed un inquinamento molto inferiore rispetto ad una stufa a pellet

Quindi se proprio non potete fare a meno del riscaldamento a pellet, dovete assolutamente scegliere una caldaia o stufa a pellet di classe ambientale “5 stelle”.

Caldaia a pellet dei miei genitori

Vorrei, come sempre, portare un esempio concreto.

Nel 2013 ho convinto i miei genitori, che abitano in una casa singola degli anni ’60 non servita dalla rete del gas, a scegliere una nuova caldaia a pellet per sostituire la vecchia caldaia a gas alimentata col GPL in bombolone.

La scelta era ricaduta su una Thermorossi Compact 32 che gloriosamente troneggia nel seminterrato della casa dei miei genitori:

Stufe a pellet: come scegliere per risparmiare ed inquinare meno



Stufe a pellet: come scegliere per risparmiare ed inquinare meno

Sul manuale e’ indicata una “Classe della caldaia 3”.

Caldaia a pellet rimandata

Se si va oggi sul sito del medesimo produttore, si vede che il modello in vendita’ si e’ evoluto in Thermorossi Compact S32 Class 5:

Stufe a pellet: come scegliere per risparmiare ed inquinare meno

Oltre al sembrare esteticamente più moderna e con un nome di classe inequivocabile, vediamo in dettaglio cosa viene dichiarato dal produttore:

Stufe a pellet: come scegliere per risparmiare ed inquinare meno

Purtroppo, nonostante il nome commerciale, dalla lettura attenta della certificazione del produttore stesso si evince:

  • emissioni di particolato primario (PP): classe ambientale “3 stelle”
  • monossido di carbonio (CO): classe ambientale “4 stelle”

Se non interpreto male normativa e certificazione, direi altra caldaia a pellet rimandata sul fronte inquinamento. Chissà quella montata dai miei … mi sento davvero in colpa.

Per sgombrare ogni dubbio ho provato a trovare la certificazione di una caldaia a pellet equivalente per potenza a quella dei miei genitori del primo costruttore restituito da Google, ovvero la EdilKamin Atlanta:

Stufe a pellet: come scegliere per risparmiare ed inquinare meno

Purtroppo anche da questa certificazione si evince:

  • emissioni di particolato primario (PP): classe ambientale “2 stelle”
  • monossido di carbonio (CO): classe ambientale “3 stelle”

Altra caldaia a pellet rimandata sul fronte inquinamento.

Stufa a pellet di gran classe ambientale

Cominciandomi a venire il dubbio di essere io a sbagliare, ho controllato Catalogo dei generatori a biomassa legnosa sul sito della regione Lombardia: tutto torna purtroppo.

Infatti basta cercare in questo catalogo una caldaia a pellet di classe ambientale 5 stella e la canzone cambia immediatamente con la Hoval BioLyt:

Stufe a pellet: come scegliere per risparmiare ed inquinare meno

La differenza di emissioni inquinanti con i due modelli presi in considerazione in precedenza e a dir poco imbarazzante !

Mi permetto di segnalare per i vostri acquisti le aziende virtuose che sul catalogo hanno modelli di caldaia e stufa a pellet di classe ambientale “5 stelle”:

MarchioModelloTipologiaClasse
ColaFocus HRStufa a pellet
ColaBlitz - Blitz HRStufa a pellet
ColaEnergy HStufa a pellet
ColaEllisseStufa a pellet
ColaSabinaStufa a pellet
Last CalorDiva HStufa a pellet
Last CalorViolaStufa a pellet
ETAPelletsUnitCaldaia a pellet
ETAPelletsCompactCaldaia a pellet
ETAHackCaldaia a pellet
HORUSVertigoStufa a pellet
HovalBioLytCaldaia a pellet
KWBEasyfireCaldaia a pellet
KWBMultifireCaldaia a pellet
PHEBO STUFEChimeraStufa a pellet
PHEBO STUFEFeniceStufa a pellet
TULIKIVISarmiStufa ad accumulo a pellet
TULIKIVIPahtaStufa ad accumulo a pellet
WINDHAGERBWE332Caldaia a pellet

Poiché la vicenda mi ha stimolato alquanto mi sono recato in un grande magazzino del fai da te vicino a casa mia per osservare che cosa avessero in vendita, ma soprattutto le informazioni esposte: ovviamente nessuna informazione in merito alle emissioni inquinanti.

Certificazione e costo pellet

Come già scrivevo in precedenza le emissioni delle stufa a pellet dipendono principalmente, oltre che dalla tipologia di generatore e dalle sue caratteristiche energetiche ed emissive, anche dal tipo di biomassa legnosa utilizzata. Quindi non bisogna prendere in considerazione il solo costo pellet.

Nell’accordo di bacino padano e’ previsto l’obbligo di utilizzare in una caldaia o stufa a pellet di potenza termica nominale inferiore ai 35 kW, pellet che sia certificato conforme alla classe A1 della norma UNI EN ISO 17225-2 da parte di un Organismo di certificazione accreditato.

In Italia l’organismo di certificazione accreditato per la certificazione ISO 17225-2:2014 e’ ENplus.

Senza voler entrare in tutti i parametri oggetto di certificazione, l’elemento differenziate tra le diverse classi di pellet sono le ceneri:

  • ENplus A1: ceneri inferiori o uguali a 0,7 %
  • ENplus A2: ceneri inferiori o uguali a 1,2 % (+71 % rispetto a ENplus A1)
  • ENplus B: ceneri inferiori o uguali a 2,0 % (+186% rispetto a ENplus A1)

Come potete vedere la differenza in termini relativi tra la cenere prodotta e’ molto grande.

Etichetta pellet ENplus

Per riferimento riporto l’etichetta standard di certificazione con legenda:

Stufe a pellet: come scegliere per risparmiare ed inquinare meno



Per assicurarsi della qualità effettiva del pellet che state acquistando occorre verificare che sia:

  • indicato il riferimento per poter contattare il produttore o il rivenditore
  • riportata la dicitura “pellet di legno” accompagnata dalla classe di qualità del prodotto in base alla norma di riferimento (ISO 17225-2)
  • riportato il marchio di certificazione ENplus completo di numero identificativo
    che il numero identificativo corrisponda a un’azienda elencata, effettivamente in possesso della certificazione (che potrebbe essere stata revocata)
  • riportato il marchio di qualità con la classe corrispondente
  • riportato il peso venduto (in kg o t)
  • sia idoneo all’apparecchio termico a cui è destinato, stufa o caldaia.

Esempi etichetta pellet ENplus

Come al solito, dopo un sacco di teoria, po’ di pratica.

Partiamo dal pellet che stanno utilizzando i miei genitori, secondo il venditore si tratta di alta qualità austriaca:

Stufe a pellet: come scegliere per risparmiare ed inquinare meno

Stufe a pellet: come scegliere per risparmiare ed inquinare menoL’etichetta di fornisce le informazioni seguenti:

  • Qualità: ENplus A1
  • Produttore: Tartak “Olczyk” Ludwik Olczyk (in Polonia non in Austria)

La qualità e’ corretta, peccato che in venditore non fosse stato del tutto trasparente con i miei genitori.

Il secondo esempio era accatastato davanti alle casse del Carrefour vicino a casa mia:

Stufe a pellet: come scegliere per risparmiare ed inquinare menoQuesta volta l’etichetta ci dice:

  • Qualità: ENplus A2
  • Produttore: Gozdno Gospodarstvo Postojna d.o.o (GGP d.o.o) (Slovenia)

Ovvero questo pellet e’ di qualità inferiore a quello usato dai miei e produce quasi il doppio di ceneri. Quindi quando dovete scegliere non valutate esclusivamente il costo pellet.

Conclusioni su come scegliere stufa a pellet

Se avete a cuore la vostra salute e quella della collettività, oltre al solo costo pellet, potete scegliere una soluzione di riscaldamento alternativa.

Se proprio non potete procedere altrimenti, almeno abbiate cura di scegliere:

  • in fase di acquisto di una stufa a pellet che sia di classe ambientale “5 stelle” e non semplicemente quella in offerta al super-mercato
  • sempre pellet certificato ENplus A1 e non quello con costo pellet più basso
Termostato intelligente 2017

Termostato intelligente migliore 2017 Tado, Nest o Netatmo ?

Una smart home non e’ tale se la sua climatizzazione estiva ed invernale e’ ancora controllata mediante un crono-termostato tradizionale: e’ ora di passare subito ad un termostato intelligente ! Scopri chi sara’ tra Tado, Nest e Netatmo.

Questo articolo nasce dalla richiesta di un parere in merito di un collega che vuole risparmiare un po’ col suo impianto di riscaldamento autonomo esistente.

Cercherò di confrontarmi con l’esperienza maturata con le soluzioni di controllo molto personalizzate che utilizzo, ma avendo bene in mente che il destinatario tipo e’ chi vuole con grande semplicità e modica spesa intervenire su un impianto già esistente ottenendo risparmi significativi.

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Vuoi realizzare anche tu un sistema di monitoraggio dei consumi elettrici come il mio ? Comincia la lettura da Sistema Monitoraggio Casa Elettrica.

Se sei interessato a come rendere la tua casa più smart e moderna, potresti essere interessato a leggere anche questi altri miei articoli su quanto ho fatto nella mia casa elettrica:

Caratteristiche di un termostato intelligente

Partiamo identificando le caratteristiche che contraddistinguono un termostato intelligente rispetto ad uno tradizionale:

  • intelligenza basata sulle previsioni meteo e sull’apprendimento della casa
  • risparmio energetico ed economico grazie all’intelligenza
  • gestione da remoto, in particolare da smartphone con app dedicata
  • collegamento mediante wifi
  • gestione climatizzazione invernale ed estiva
  • controllo di temperatura a livello di singola zona
  • disponibilità di dati storici (ad esempio di temperatura)
  • integrazione con sensori
  • valvole termostatiche intelligenti per impianto a termosifoni centralizzato
  • comando vocale (ad esempio mediante Amazon Echo)
  • documentazione e supporto online in italiano
  • aggiornamento software automatico
  • alimentazione

Data l’ampia disponibilità mi limiterò a considerare oggetti facilmente reperibili anche in Italia.

Selezione termostato intelligente

Leggendo innumerevoli recensioni, soprattutto estere, ho in modo arbitrario selezionato i seguenti modelli per una comparazione:

Tado termostato intelligente

Le sue caratteristiche principali sono:

  • Controllo basato sulla localizzazione (riscalda quando occorre in base alla tua posizione)
  • Gestione tramite app su smartphone ovunque tu sia
  • Risparmia fino al 31% sulla tua bolletta energetica
  • Integrazione previsioni meteo
  • Per impianti di riscaldamento vecchi e nuovi di qualsiasi marca
  • Integrazione con Apple HomeKit, Google Home, IFTTT e Amazon Echo

Il sistema tado prevede anche delle testine termostatiche intelligenti da usare in caso di impianto centralizzato con termosifoni.

Termostato intelligente migliore 2017

Installazione Tado termostato intelligente

L’installazione e’ piuttosto semplice. L’oggetto si presenta in questo modo:

Tado

Il primo passo e’ di sostituire fisicamente il termostato ambiente attuale:Tado

Ora basta fare la configurazione del collegamento mediante il vostro WiFi ed utilizzando poi l’app su smartphone:TadoEd il gioco e’ praticamente fatto !

Nest Learning Thermostat

Nest e’ probabilmente quello più famoso perché si e’ imposto sul mercato quando il mercato non c’era:

Proviamo a sintetizzarne le caratteristiche principali:

  • Compatibile con la maggior parte degli impianti di riscaldamento centralizzato
  • Schermo LCD a colori
  • Sensori di temperatura, umidità, movimento corto e lungo raggio, luce ambientale
  • Collegamento WiFi – controllo remoto mediante App su smartphone
  • Supporto multi-zona

Termostato Netatmo

Vediamo le caratteristiche di questo terzo contendente:

  • Una programmazione adattata
  • Bilancio di Risparmio Energetico
  • Auto-Adapt / Auto-Care
  • Ritorno dalle vacanze
  • Supporto multi-zona
  • Collegamento WiFi – controllo remoto mediante App su smartphone
  • Disponibili valvole intelligenti per termosifoni

Siamo pronti per metterli in gara.


Miglior termostato intelligente Tado, Nest o Netatmo

Ho provato a stilare il mio confrontando che i prodotti che sono comunque il meglio che si possa trovare oggi sul mercato:

CaratteristicaTadoNestNetatmo
Estetica
Installazione
Livello di intelligenza
Valvole termostatiche intelligenti
Multi-zona
Climatizzazione estiva
Software
Riscaldamento centralizzato

I principali fattori di differenza riguardano la gestione di valvole termostatiche intelligenti e della climatizzazione estiva (comunque con componenti aggiuntivi).

Il linea generale Tado risulta il prodotto più completo e versatile, ma dovete verificare in base alle vostre esigenze specifiche ed a quanto siete disposti ad investire.

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Ventilazione meccanica controllata VMC Italia

Ventilazione meccanica controllata qualità dell’aria assicurata

Un impianto di ventilazione meccanica controllata (VMC) con recupero del calore e’ il componente fondamentale per un edificio con un alto grado di isolamento termico. Vi racconto la mia esperienza con VMC Italia LET.

Garantendo un ricambio continuo dell’aria, la ventilazione meccanica controllata assicura l’abbattimento e la diluizione delle sostanze nocive presenti in casa fino ad eliminarle. Le unità di trattamento dell’aria degli impianti VMC sono dotate di batterie filtranti di vari tipologia e grado filtrante che garantiscono anche il blocco delle sostanze inquinanti presenti all’esterno della nostra abitazione, come ad esempio i gas di scarico delle automobili o degli impianti di riscaldamento, polveri e pollini, garantendo una qualità dell’aria eccellente.

Maggiori sono il numero di filtri o maggiori sono le capacità filtranti, maggiore è la perdita di carico, che può portare ad un aumento della potenza elettrica assorbita dal ventilatore e una necessaria attività manutentiva programmata, al fine di garantire sempre l’impianto di ventilazione in perfetta efficienza.

Ma passiamo al mio caso specifico con dei dati reali.

Da non perdere
Se volete approfondire come un impianto di ventilazione meccanica controllata influenzi le escursioni dell’umidità interna in estate ed inverno, dovete assolutamente leggere Ventilazione meccanica controllata e umidità.

VMC Italia LET 50-25 DC

Se avete letto Informazioni, sapete che nella mia casa elettrica utilizzo una unita’ trattamento aria compatta VMC Italia LET 50-25 DC che e’ in grado di garantire:

  • ventilazione meccanica controllata con recupero di calore ad alta efficienza
    • scambiatore in polipropilene in controcorrente con efficienza > 90%)
    • Ventilatori brushless ad altissima efficienza e bassa rumorosità; conformi Erp2015
  • filtrazione con filtri F7 a bassa perdita di carico
  • de-umidificazione estiva mediante aumento della portata d’aria con ricircolo parziale aria ambiente e funzionamento del circuito frigorifero
  • integrazione riscaldamento/raffrescamento opzionale mediante batteria idronica

In questo articolo ci concentriamo esclusivamente sul funzionamento in ventilazione e filtrazione che sono accessi sostanzialmente sempre e ci assicurano la qualità dell’aria.

Recupero di calore ad alta efficienza

Uno schema semplificato di riferimento per la mia unita’ di ventilazione meccanica controllata VMC Italia LET e’ il seguente:

Ventilazione meccanica controllata VMC Italia



In cui si vedono chiaramente i flussi d’aria in rinnovo ed espulsione che si incrociano nel recuperatore di calore ad alta efficienza.

Il recuperatore in inverno non fa altro che consentire all’aria fredda che entra dall’esterno di estrarre quasi tutto il calore dall’aria calda interna in espulsione.

Tutto questo e’ ovviamente infinitamente più efficiente e confortevole della tradizionale apertura invernale delle finestre.

Regolazione ventilazione meccanica controllata

Le uniche regolazioni possibili sulla mia VMC Italia LET sono le seguenti:

Ventilazione meccanica controllata VMC Italia

In particolare:

  • Set Rinnovo definisce la velocità del ventilatore di mandata
  • Set Espulsione definisce velocità del ventilatore in estrazione

Benefici ventilazione meccanica controllata

La configurazione ottimale di un sistema di ventilazione meccanica controllata deve perseguire gli obiettivi seguenti:

  1. garantire una piacevole sensazione di aria costantemente fresca in casa
  2. assicurare uniformità di temperatura ed umidità in tutta la casa
  3. minimizzare i consumi elettrici
  4. limitare le escursioni dell’umidità interna, sia estive che invernali
  5. minimizzare il “rumore” dovuto ai flussi d’aria nel sistema di distribuzione

I primi due punti (a e b) sono sono ovviamente la “base” della ventilazione meccanica controllata e li vivo con grande soddisfazione.

Gli altri obiettivi sono un po’ una sfida perché in competizione tra di loro:

  • alzando la velocità di estrazione
    • ricambio meglio (aria fresca)
    • consumo + elettricità col ventilatore
    • scambio + calore tra interno ed esterno e quindi consumo di + per riscaldare/raffreddare
  • la variazione della velocità di mandata e’ invece più connessa al comfort percepito

Tuning ventilazione meccanica controllata

La normativa di legge prevede che il 50% del volume d’aria venga ricambiato ogni ora.

Nel mio caso vorrebbe dire che le portate d’aria dovrebbero essere di 260 m³/h.

Nella pratica si può usare una stima basata sul numero di persone presenti con un contributo di 30 m³/h per persona.

In questo caso arriverei a 4 x 30 = 120 m³/h.

Siccome sono taccagno utilizzerò questa valutazione.

La mia macchina di ventilazione ha una portata massima di 250 m³/h. La regolazione iniziale dei ventilatori dovrebbe essere quindi pari a 120 / 250 = 48 %.

Ma come regolare mandata ed estrazione ? In funzione del rapporto tra le due portate si può ottenere un locale leggermente pressurizzato o de-pressurizzato:

Ventilazione meccanica controllata VMC Italia



Tutto questo e’ particolarmente rilevante in casi particolari come una sala chirurgica.

Per la nostra casa può bastare che i due flussi effettivi si bilancino. Per fare la regolazione ci si può avvalere di un anemometro messo sulla porta di casa aperta a filo.

Molto più semplicemente si può ricorrere ad un accendino e regolare fino a quando la fiamma non viene più mossa dallo spiffero d’aria che passa attraverso la porta socchiusa.

E’ quanto ho fatto io in pratica ed e’ sorprendente vedere gli effetti anche di una variazione minima sul flusso d’aria netto alla nostra porta !

Il risultato a cui sono arrivato e’ il seguente:

  • Set Rinnovo (ventilatore mandata) = 38 %
  • Set Espulsione (ventilatore in estrazione) = 40 %

Filtrazione dell’aria

L’ impiego dei filtri è importante perché garantisce un maggior grado di comfort grazie all’abbassamento del grado di contaminazione.

Le particelle che contribuiscono alla contaminazione sono particelle fini e la loro filtrazione richiede filtri ad alta efficacia.

La ricerca medica ha dimostrato che le particelle disperse nell’aria e che possono raggiungere i polmoni sono quelle di dimensioni di 0,3 micron mentre quelle di dimensioni maggiori si fermano nelle vie aeree superiori:

Ventilazione meccanica controllata

Giusto per comprendere concretamente rispetto a quello di cui si sente parlare sui media in corrispondenza dei blocchi del traffico:

  • il PM10 sono particelle inquinanti di 10 μm
  • il PM2.5 sono particelle inquinanti di 2,5 μm

La normativa EN779 classifica i filtri in base a:

  • Classe G3 → M5: capacita’ percentuale media (Arrestanza) di trattenere la polvere
  • Classe M6 → F9: capacita’ percentuale media e minima (Efficienza) di catturare un aerosol (particelle da 0,4 μm)

Ventilazione meccanica controllata

Questo vuol dire che la mia VMC Italia LET, dotata di filtri F7, ha un’efficienza media tra 60% ed 80% assicurando un’efficienza minima del 35%. Non male visto che aria tira in Val Padana !

I filtri ma anche tutti i componenti degli impianti di ventilazione, come tubazioni e diffusori, richiedono una manutenzione nel tempo per essere mantenuti puliti ed efficaci.

Quindi se non sostituite periodicamente i filtri, indicativamente ogni 6 mesi, potreste perderne tutti i vantaggi.

Nel caso non ve la sentiate di sostenere il costo di un impianto di ventilazione meccanica controllata con filtrazione in una casa esistente, potete prendere in considerazione delle soluzioni di purificazione dell’aria più limitate come investimento ed efficacia:

Da non perdere
Se volete vedere qualche dato inaspettato sul PM10 che affligge la pianura Padana, leggete subito tutto d’un fiato Stufe a pellet: risparmio e sostenibilità.

Qualità effettiva dell’aria

Volete sapere che risultati ho raggiunto a casa mia ?

Ci sono diverso opzioni smart per poter misurare la qualità dell’aria nella nostra abitazione:

Poiché devo combattere sempre contro il peso in eccesso, sono dotato di una bilancia smart Withings Smart Body Analyzer (ora Nokia) che misura anche la temperatura e la qualità dell’aria in casa.

Per quanto non confrontabile con una misura di natura professionale, questa bilancia dispone anche della misura della concentrazione di anidride carbonica (CO2).

Questi sono i valori degli ultimi giorni mentre scrivo l’articolo:

Ventilazione meccanica controllata



Viaggiamo con una concentrazione che fluttua, corrispondentemente al numero di persone presenti in casa, tra 500 e 900 ppm di CO2.

Secondo uno studio di Pettenkofer le persone che si trovano in stanze con una concentrazione di CO2 al di sotto dello 0,1% (1.000 ppm) si sentono a loro agio, mentre si sentono chiaramente a disagio in stanze con concentrazioni al di sopra dello 0,2% (2.000 ppm).

In Germania viene fissato come valore limite per gli spazi abitativi lo 0,15% (1.500 ppm) di CO2.

Direi che i risultati raggiunti nella mia casa dotata di ventilazione meccanica controllata VMC Italia LET sono eccellenti !

Consumi elettrici ventilazione meccanica controllata

Come desumibile dai dati in Tempo Reale sul mio cruscotto online, i consumi elettrici sono davvero irrisori:

Ventilazione meccanica controllata

Parliamo di soli 0,9 kWh/giorno, ovvero come una lampadina da 38 W sempre accesa !

Quindi non abbiate dubbi nell’adottare una soluzione di ventilazione meccanica anche per la vostra casa.

Da non perdere
Per conoscere tutte le caratteristiche della mia casa elettrica puoi leggere Informazioni.

Puoi anche verificare i consumi elettrici complessivi in Casa Elettrica: bilancio 2016.

Impianto irrigazione smart OpenSprinkler

Impianto irrigazione smart OpenSprinkler

Il riscaldamento globale sta rendendo le nostre estati sempre più calde e ricche di eventi atmosferici violenti ed improvvisi: se dovete curare come me il vostro tappeto erboso, magari cercando anche di non sprecare acqua preziosa, e’ venuto il momento di dotarsi di un impianto irrigazione smart.

Impianto irrigazione smart

Quali sono le caratteristiche deve avere un impianto irrigazione per essere definito intelligente (o smart in inglese) ?

  • programmare la durata e gli orari di irrigazione (come una centralina di irrigazione tradizionale)
  • controllabile da remoto, in particolare via smartphone
  • regolare la durata dei cicli di irrigazione in base alle previsioni meteo
  • pianificare gli orari di irrigazione in base agli orari di alba (e tramonto)

Mi permetto di soffermarmi su due delle funzionalità che ritengo essere le più smart.

Regolazione irrigazione in base al meteo

Quante volte vi e’ accaduto con una centralina di irrigazione tradizionale che la mattina presto il vostro prato venisse innaffiato e nel pomeriggio un temporale improvviso lo trasformasse in un pantano ? Potrete scordarvene grazie ad un impianto di irrigazione smart.

Pianificazione orari irrigazione con l’alba

Qual’e’ l’orario migliore per irrigare un prato ? Sicuramente nelle prime ore del mattino, diciamo tra le 4 e le 8:

  • maggiore pressione dell’acqua
  • minore ventosità che consente una migliore distribuzione
  • quantità molto bassa di acqua persa per evaporazione
  • temperatura del suolo e delle piante più vicina a quella dell’acqua evitano shock termico

Ricordate che la temperatura dell’acqua nell’acquedotto e’ intorno ai 15 ºC mentre d’estate nel tardo pomeriggio si arriva a temperature dell’aria di oltre 35 ºC. Non maltrattate il vostro tappeto erboso.


Migliore impianto irrigazione smart 2017

Al momento del mio acquisto, estate 2015, il panorama di dei sistemi di irrigazione smart era totalmente carente in Italia mentre già ricco di un sacco di proposte innovative (per lo più di società start-up americane) che provo a sintetizzare in versione aggiornata a settembre 2017:

Se volete approfondire vi invito a leggere questo articolo (in inglese): Top Smart Irrigation Sprinkler Controllers.

La mia scelta, come nel caso del sistema di monitoraggio della mia casa elettrica, e’ ricaduta sulla soluzione open-source OpenSprinkler.

Impianto irrigazione smart OpenSprinkler

Impianto irrigazione smart OpenSprinkler

Le sue caratteristiche principali sono le seguenti:

  • installazione facile e veloce: basta un cacciavite e mezz’ora per installarlo sostituendolo all vostra centralina di irrigazione tradizionale (una Orbit nel mio caso)
  • gestibile da remoto mediante browser web sia su desktop che mobile
  • programmazione molto flessibile
    • per giorno e per zona
    • ritardo programmabile
    • supporto di un sensore di pioggia esterno
  • irrigazione automatica basta sulle previsioni meteo
  • localizzazione in lingua italiana
  • aggiornamento firmware automatico
  • supporto molto accurato e tempestivo

Se volessi provarlo c’e’ anche una versione demo (password opendoor).


Installazione impianto irrigazione smart OpenSprinkler

Come già scrivevo, l’installazione e’ veramente semplice. Potete seguire ad esempio la guida di installazione passo-passo:


La versione attuale (3.0) si collega ad internet via Wi-Fi (situazione tipica per un locale tecnico in cui e’ probabilmente assente una presa ethernet).

La mia versione e’ la 2.3 che prevedeva il collegamento mediante cavo ethernet: ho risolto il problema acquistando su Amazon un TP-Link TL-WR802N Nano Router Wi-Fi.

Poiché il sistema non pubblica i dati in cloud e’ necessario aprire il vostro router di casa per poter consentire la gestione da remoto.

A conferma di quanto buono sia il supporto, possiamo guarda la video guida di collegamento ad internet:

Ovviamente dovrete fare riferimento al manuale del vostro router.Nel caso della Vodafone Station Revolution la schermata di configurazione e’ la seguente:

Impianto irrigazione smart OpenSprinkler

Programmazione impianto irrigazione smart OpenSprinkler

Siamo ora pronti a vedere come ho effettuato la programmazione.

Nella schermata di accesso sono visibili le previsioni meteo, il livello di irrigazione automatico, le 2 zone che ho creato, il loro stato corrente e l’indicazione dell’ultimo ciclo eseguito:Impianto irrigazione smart OpenSprinkler

 

Tappando sulla stazione e’ possibile eseguire una irrigazione immediata della durata voluta.

Selezionando “Modifica programmi” si accede alla definizione / modifica della programmazione:

Impianto irrigazione smart OpenSprinkler
Vi prego di osservare come sia possibile agganciare automaticamente l’avvio dell’irrigazione all’orario del sorgere del sole (nel mio caso ho scelto di partire 20 minuti prima).
Impianto irrigazione smart OpenSprinkler
E’ ovviamente definibile la durata del ciclo di irrigazione per ciascuna zona.

Tappando su “Opzioni di modifica” e’ possibile, come anticipato, configurare OpenSprinkler per accedere al servizio di previsioni meteo Weather Underground specificando la nostra posizione e la chiave di accesso:Impianto irrigazione smart OpenSprinkler



Impianto irrigazione smart OpenSprinkler
Selezionando come “Metodo di controllo climatico” Zimmerman il gioco e’ fatto !

Per chi volesse approfondire l’algoritmo di aggiustamento col meteo utilizzato puo’ leggere Zimmerman Method?.

Se siete arrivati fino al termine dell’articolo vuol dire che siete davvero pronti a rendere il vostro impianto irrigazione smart !

Pompa di calore Rotex HPSU Compact hack: riscaldamento smart

Pompa di calore Rotex HPSU Compact hack: riscaldamento smart

Un nuovo inverno e’ alle porte ed abbiamo a disposizione l’esperienza e tutti gli strumenti per provare a realizzare controllo alternativo per la regolazione della temperatura di mandata sulla nostra pompa di calore Rotex HPSU Compact per ottenere un riscaldamento smart !

Regolazione temperatura di mandata

Ripassiamo le modalità a disposizione nella nostra pompa di calore Rotex HPSU Compact per il controllo del set-point rispetto al quale viene regolata la temperatura di mandata:

  • mandata fissa: la temperatura di mandata viene regolata rispetto ad un set-point fisso
  • curva climatica: la temperatura di mandata viene regolata rispetto ad set-point variabile con la temperatura esterna

Come visto nelle mie varie sperimentazioni, le due modalità hanno ciascuna vantaggi e svantaggi:

La miglior configurazione a cui sono riuscito ad arrivare sfruttando quando disponibile a bordo macchina e’ questa:

Disponendo anche della stazione ambientale RoCon U1 sarebbe possibile raffinare leggermente aggiungendo anche l’ottimizzazione in funzione della temperatura interna corrente.

Sbrinamenti Daikin

A tutto questo occorre purtroppo aggiungere la mia storia infausta e senza fine con gli sbrinamenti precoci della mia pompa di calore Rotex HPSU Compact.

Nel caso non lo aveste ancora fatto, vi suggerisco la lettura di alcune delle puntate più recenti:

Pompa di calore Rotex HPSU Compact hack

L’elemento chiave per questo progetto e’ la possibilità che ora ho di programmare esternamente la pompa di calore, grazie a quanto descritto in:

Questo articolo e’ idealmente la quarta parte di questa serie.


Obiettivi riscaldamento smart

Direi che abbiamo messo insieme tutte le motivazioni e gli strumenti per definire un algoritmo di regolazione del riscaldamento smart che possa perseguire gli obiettivi seguenti:

  • regolare il riscaldamento in base al clima
    • adeguare l’energia termica generata giornaliera alla temperatura esterna media prevista: una sorta di curva climatica ma su base giornaliera anziché in tempo reale
  • massimizzare le prestazioni della pompa di calore
    • concentrare il funzionamento del riscaldamento nelle ore con temperature esterne massime
    • assicurare che la potenza termica generata sia sempre entro un range ottimale per il compressore
    • assicurare che il salto termico in uscita alla pompa di calore, differenza tra temperatura di mandata e temperatura di ritorno, sia superiore ad un valore minimo
    • controllare che la potenza termica generata sia uniforme nel tempo (addirittura costante)
  • minimizzare gli sbrinamenti precoci
    • concentrare il funzionamento nelle ore con temperature esterne massime per ridurne la frequenza
    • accorciare gli intervalli di fermo dell’unita’ esterna a valle di ogni ciclo di sbrinamento

Sinteticamente si potrebbe dire che mettiamo insieme il meglio di mandata fissa, curva climatica ed integrazione smart con delle previsioni meteo.

Per rendere smart la regolazione in base al clima e’ necessario utilizzare un servizio di previsione meteo, anche con API di integrazione, come Weather Underground.

Regolare il riscaldamento in base al clima

Come trattato dettagliatamente in Dimensionamento pompa di calore aria acqua, e’ facile prevedere l’energia termica giornaliera richiesta dalla nostra abitazione conoscendo i dati di efficienza energetica dell’involucro e la temperatura esterna prevista:

  • E_termica_giorno = E_termica_riscaldamento_inverno_media * (T_interna – T_esterna) / (T_interna – T_esterna_media_inverno)

Per chiarire meglio possiamo rappresentare un semplice grafico con i dati relativi alla mia abitazione:

Piccolo punto di attenzione: questi sono dati medi che non tengono conto delle variazioni possibili quali:

  • apporti interni: quante persone ci sono in casa ?
  • apporti esterni: una giornata soleggiata contribuisce meglio di una nuvolosa

In sintesi accedendo alla temperatura media prevista per il giorno successivo si determina l’energia termica necessaria nel corso di tale giornata.

Massimizzare le prestazione della pompa di calore

COP di una pompa di calore aria acqua

Il coefficiente di prestazione di una pompa di calore aria acqua (COP), definito come il rapporto tra l’energia termica ottenuta rispetto all’energia elettrica necessaria, varia molto in funzione della differenza di temperatura tra l’acqua in mandata e l’aria esterna da cui viene prelevato il calore.

Vediamo su un grafico i dati della Rotex HPSU Compact da 6 kW che possiedo:

Pompa di calore Rotex HPSU Compact hack: riscaldamento smart

Con ottima sintesi:

  • maggiore e’ la temperatura esterna, migliore e’ il COP
  • maggiore e’ la temperatura di mandata, minore e’ il COP

Mi raccomando comunque di non dimenticare mai Pompa di calore limiti di funzionamento.

In sintesi accedendo alla distribuzione di temperatura prevista per la giornata successiva e’ possibile posizionare la finestra di accensione del riscaldamento smart nell’intervallo delle temperature massime.


Regime ottimale di funzionamento

Passiamo ad un aspetto meno che influenza l’efficienza delle pompe di calore.

Il coefficiente di prestazione COP varia anche in funzione del fattore di carico, ovvero il rapporto tra la potenza termica prodotta e quella massima possibile in quelle condizioni di funzionamento.

Vediamo ad esempio i dati della Rotex HPSU Compact da 6 kW che possiedo:

Pompa di calore Rotex HPSU Compact hack: riscaldamento smart

Pompa di calore Rotex HPSU Compact hack: riscaldamento smart

In buona sostanza e’ opportuno non essere esattamente a pieno carico.

La mia raccomandazione e’ di stabilire un range di regime di carico all’interno del quale cercare di fare operare sempre la pompa di calore, ad esempio diciamo tra il 40% ed il 70% della potenza termica erogabile.

Controllo salto termico

Come avevo già evidenziato in un’articolo precedente, la smania di spremere al massimo il COP della pompa di calore non deve fare dimenticare che ci sono dei valori minimi oltre i quali non e’ possibile scendere.

Nella documentazione Daikin e’ indicato che i dati della capacita’ di riscaldamento per l’unita’ esterna sono validi per un salto termico, inteso come differenza tra temperatura di mandata e temperatura di ritorno, compreso tra i 3 ºC ed gli 8 ºC.

Diventa allora particolarmente interessante vedere quali siano i valori della temperatura di ritorno da un pavimento radiante con riscaldamento acceso.

Ho arbitrariamente preso i dati relativi all’ 8 marzo 2017 in cui il riscaldamento e’ stato riacceso al mattino dopo l’intera notte spento:

Pompa di calore Rotex HPSU Compact hack: riscaldamento smart

Si possono osservare agevolmente le variazioni della temperatura di ritorno:

  • a pavimento freddo la temperatura e’ sostanzialmente prossima a quella dell’aria nell’abitazione (21,5 °C)
  • dopa una decina di ore di funzionamento si arriva a quasi 28 °C

Questo spiega facilmente perché in mandata fissa o curva climatica sia difficile seguire questo andamento.

Ovviamente se non avessimo la zavorra degli sbrinamenti precoci potremmo anche affrontare serenamente un più tradizionale funzionamento 24×7 in curva climatica.


Algoritmo di riscaldamento smart

Unendo tutte le considerazioni precedenti e’ possibile definire un algoritmo di massima per il controllo del set-point della temperatura di mandata:

  • su base giornaliera si adegua il riscaldamento smart al clima previsto
    • calcolare l’energia termica giornaliera necessaria in base alla temperatura esterna media prevista
    • determinare potenza termica, ore di funzionamento e salto termico (mandata – ritorno) giornaliera per ottimizzare il rendimento
    • stabilire orario di accensione e spegnimento in base alla previsioni orarie per la temperatura esterna
  • in tempo reale il set-point della temperatura di mandata insegue la temperatura di ritorno
    • se si eccedono i limiti di temperatura interna accendere o spegnere comunque il riscaldamento smart
    • regolare il set-point della temperatura di mandata pari alla temperatura di ritorno corrente maggiorata di uno scalino pari al salto termico previsto
    • se appena concluso un ciclo di sbrinamento alzare il set-point di mandata fino a quando il compressore esterno si riaccende

Per certi versi abbiamo ingegnerizzato in modo smart quanto realizzato con Pompa di calore Rotex HPSU Compact: curva climatica inversa a 4 scorrimenti.

Aspettiamo i primissimi freddi per concludere gli sviluppi ed osservare i risultati.

Non appena consolidato riverserò tutto il codice Python sviluppato sul repository https://github.com/zanac/pyHPSU.

Stay tuned e buon inverno a tutti !

Raffrescamento a pavimento e comfort

Raffrescamento a pavimento e comfort

Gli effetti del riscaldamento globale sono sempre più evidenti: inverni asciutti ed estati calde che cominciano sempre prima. Vediamo quale comfort si riesce a raggiungere con il raffrescamento a pavimento.

Per chi vive in piena pianura padana come me il tutto si combina ad una umidità a dir poco soffocante. Se avete la ventilazione meccanica controllata raccomando la lettura preliminare di Ventilazione meccanica controllata, caldo e deumidificatore.

Nell’articolo Climatizzazione estiva: too fast too furious, avevo condiviso le mie esperienze di regolazione del raffrescamento a pavimento sul mio impianto, che ricordo essere costituito da pompa di calore con pavimento radiante, UTA per ventilazione meccanica e deumidifica e fotovoltaico.

I dettagli dell’impianto li trovate alla pagina Informazioni.


Comfort estivo

Le necessita’ di comfort interno per l’estate 2017 non sono sostanzialmente cambiate, ma nel corso di questo inverno mi sono dotato di un sistema di monitoraggio e controllo che mi consente di accendere e regolare la mia pompa di calore Daikin HPSU Compact in modo avanzato e sofisticato (ma soprattutto in modo programmabile). Per approfondire potete leggere l’articolo Hack my Daikin HPSU Compact: terza parte.

Per cercare di avere una misura univoca del comfort che tenga conto sia della temperatura che dell’umidità ambientale, ho provato ad adottare il cosiddetto Humidex, che misura fornisce la temperatura percepita rispetto all’umidità relativa dell’aria.

Nel mio sistema di climatizzazione estiva, in cui raffrescamento a pavimento e deumidifica viaggiano sempre in tandem, l’Humidex può essere l’indicatore perfetto da misurare (calcolare) e poi utilizzato per una crono-programmazione con isteresi, cercando di non superare mai in modo significativo il valore di 29 ºC di temperatura percepita.

Convenienza economica

Ripassiamo invece i criteri con cui stabilire la convenienza economica di quando far funzionare la climatizzazione estiva con raffrescamento a pavimento:

  • presenza di impianto fotovoltaico
  • convenzione di SSP (Scambio Sul Posto)
  • tariffa elettrica mono-oraria o bi-oraria

Come sempre, facciamo due calcoli col mio caso concreto: stimiamo il costo economico netto per “sottrarre” 10 kWh termici dall’involucro (e contemporaneamente deumidificare).

Prendo come riferimento i dati del 22 giugno 2017, giornata già particolarmente calda ed umida.

A supporto le caratteristiche nominali di prodotto della pompa di calore Daikin HPSU Compact in caso di funzionamento con raffrescamento a pavimento:

Regolazione estiva Daikin Rotex HPSU Compact per raffrescamento e comfort ottimale.

L’UTA in modalità deumidifica ha un assorbimento sostanzialmente costante di circa 540 W elettrici.

Per semplicità nei calcoli, assumiamo di operare con una temperatura di mandata pari a 15 ºC e di dissipare il calore richiesto in 2 ore di funzionamento.

Io dispongono di una tariffa bi-oraria D1 per pompe di calore, suggerisco a chi fosse interessato la lettura di Tariffa D1 per pompe di calore e riforma tariffe elettriche.

I costi elettrici netti sono i seguenti:

  • F1 = 0,262 Eur / kWh
  • F2+F3 = 0,182 Eur / kWh

Lo SSP nell’ultimo anno (2016) mi ha mediamente restituito 0,208 Eur / kWh scambiato. Potete trovare i dettagli in Scambio Sul Posto: bilancio 2016.
Una precisazione: nella simulazione i dati dello SSP sono relativi al 2016 mentre le tariffe elettriche quelle del 2017. Ritengo che il risultato non cambierà nella sostanza dei fatti.


Funzionamento diurno

In questo caso cerchiamo di massimizzare l’autoconsumo del fotovoltaico mediante l’accensione diurna del raffrescamento a pavimento.

Intervallo di riferimento climatizzazione e fotovoltaico ⇒ 12:30 – 14:30

T Esterna media ⇒ 31 ºC

P FV = 1,65 kW

Vi prego di notare la potenza di picco di produzione del fotovoltaico limitata determinata dalla potenza nominale di 3 kWp e dalla disposizione sulle falde Est ed Ovest del mio tetto.

Dalla tabella di prodotto:

EER = 3,0

Quindi ricaviamo la potenza elettrica assorbita dalla pompa di calore:

P = E termica / (Intervallo * EER) = 10 / (2,0 * 3,0) = 1,67 kW elettrici

Aggiungendo la UTA otteniamo un assorbimento elettrico di 2,21 kW.

Il costo lordo per “sottrarre” 10 kWh termici durante il giorno mediante il raffrescamento a pavimento (inclusa deumidifica), con la tariffa F1, risulta dunque essere:

2,21 * 2 * 0,262 = 1,16 Eur

Ipotizzando di auto-consumare integralmente la produzione del fotovoltaico, dovremo invece assorbire dalla rete per 2 ore:

2,21 – 1,65 = 0,56 kW

Il costo netto per “sottrarre” 10 kWh termici durante il giorno mediante il raffrescamento a pavimento (inclusa deumidifica) risulta dunque essere:

0,56 * 2 * 0,262 = 0,293 Eur

In altre parole l’auto-consumo ci ha fatto risparmiare 0,867 Eur.

Funzionamento notturno

In questo caso cerchiamo di massimizzare l’efficienza della pompa di calore facendo funzionare il raffrescamento a pavimento di notte. Ovviamente la potenza in eccesso del fotovoltaico di verrà restituita mediante lo SSP e deve essere tenuta in conto per avere dati confrontabili.

Intervallo di riferimento FV ⇒ 12:30 – 14:30

P FV = 1,65 kW

Possiamo facilmente calcolare l’energia immessa in rete:

E = 2,0 * 1,65 = 3,3 kWh elettrici

Che lo SSP ci potrebbe restituire integralmente in misura pari a:

3,3 * 0,208 = 0,686 Eur

Intervallo di riferimento climatizzazione ⇒ 04:00 – 06:00

T Esterna media ⇒ 22,5 ºC

Dalla tabella di prodotto:

EER = 4,0 (onestamente per i valori misurati sul campo sarebbe più alto)

Quindi ricaviamo la potenza elettrica assorbita dalla pompa di calore:

P = E termica / (Intervallo * EER) = 10 / (2,0 * 4,0) = 1,25 kW elettrici

Aggiungendo la UTA otteniamo un assorbimento elettrico di 1,79 kW: col semplice spostamento in notturna il consumo elettrico si riduce del 19% !

Dovremo dunque assorbire dalla rete 1,79 kW per 2 ore.

Applicando la tariffa F2+F3, il costo lordo per “sottrarre” 10 kWh termici durante la notte mediante il raffrescamento a pavimento (inclusa deumidifica) risulta dunque essere::

1,79 * 2 * 0,182 = 0,652 Eur

Combinando solamente il miglioramento di efficienza della pompa di calore con miglior tariffa elettrica notturna abbiamo ridotto il costo elettrico lordo del 44% spostando da funzionamento diurno a notturno !

Sottraendo quanto non consumato di giorno e restituito dallo SSP, otteniamo il costo netto per “sottrarre” 10 kWh termici durante la notte mediante il raffrescamento a pavimento (inclusa deumidifica):

0,652 – 0,686 = –0,034 Eur


Conclusioni sul raffrescamento a pavimento

Nel mio caso risulta evidente che far funzionare la climatizzazione estiva (raffrescamento a pavimento + deumidifica) di notte rispetto al giorno consente un risparmio economico netto sostanzialmente pari al 100% !!

Ricordo e ribadisco che questo risultato si riferisce al mio caso: raccomando di ripercorrere lo stesso ragionamento col vostro caso specifico.

Ovviamente tutto questo e’ possibile solo se si assicura il livello di comfort atteso, ovvero che nella fascia diurna l’involucro non si riscaldi (e riempia di umidità) troppo rapidamente.

Nel grafico seguente potete leggere facilmente gli orari di funzionamento e le variazioni dei parametri ambientali interni:

Regolazione estiva Daikin Rotex HPSU Compact per raffrescamento e comfort ottimale.

Non dimenticate: una casa fresca ed asciutta d’estate non ha prezzo !

Da non perdere
Potresti essere interessato a vedere effettivamente Quanto consuma una pompa di calore – gennaio 2017.
Enel Tariffa D1; tariffa elettrica D1; tariffa D1 pompe di calore; tariffa enel D1

Tariffa D1 Enel Energia pompe di calore 2017

La mia fornitura di energia elettrica e’ in mercato libero con la tariffa D1 Enel Energia: quali sono i benefici della tariffa elettrica D1 ?

La riforma delle tariffe elettriche sta estendendo a tutte le utenze domestiche, non solo a quelle che usufruiscono della tariffa D1 pompe di calore, il concetto di tariffa non progressiva, ovvero costo unitario dell’energia elettrica indipendente dal livello dei consumi elettrici.

Suggerisco questa lettura preliminare: Pompa di calore, quanto consuma e come cambia la spesa con la nuova tariffa.

Per chi aveva optato come per la tariffa sperimentale D1 per pompe di calore, dal 1° gennaio 2017 viene applicata la nuova tariffa TD non progressiva (che entrerà in vigore per tutti solo dal 2018).


Tariffa D1 Enel Energia

Partiamo dai dati della mia fornitura e dai consumi effettuati (ricordo che ho l’opzione con consumati bimestrali di 800 kWh con eventuale conguaglio delle differenze una volta l’anno):

Enel Tariffa D1; tariffa elettrica D1; tariffa D1 pompe di calore; tariffa enel D1

Vi prego di notare alla voce Tipologia Cliente come sia indicata la tariffa D1 pompe di calore.

Possiamo ora confrontare l’ultima bolletta ricevuta relativa al periodo Febbraio 2017 – Marzo 2017 (che include tutti gli effetti della riforma tariffaria):

Enel Tariffa D1; tariffa elettrica D1; tariffa D1 pompe di calore; tariffa enel D1

Con la bolletta relativa al periodo Ottobre 2016 – Novembre 2016 (che non aveva ancora la riforma tariffaria):

Tariffa D1 Enel Energia


Sommario tariffa D1 Enel Energia

Possiamo fare uno specchietto sintetico riepilogativo che confronta, relativamente alla mia tariffa D1 Enel Energia, le variazioni tra prima e dopo l’applicazione della tariffa elettrica D1:

Tariffa D1 Enel Energia

Direi un bel risparmio proiettato sui costi elettrici annuali !


Dettagli tariffa D1 Enel Energia

Per chi fosse interessato ai dettagli aggiornati relativi alla tariffa D1 pompe di calore, aggiungo anche la sezione di dettaglio della bolletta Enel Energia relativa al periodo Febbraio 2017 – Marzo 2017:

Tariffa D1 Enel Energia

Da non perdere
Puoi vedere i risultati complessivi aggiornati a maggio 2017 in Casa Elettrica: bilancio 2016.

Sono certo che sarai interessato a capire l’astruso meccanismo dello scambio sul posto come ho fatto in Scambio Sul Posto: la mia guida.

Potresti anche dare un’occhiata al risultato complessivo del solo scambio sul posto aggiornato a maggio 2017 in Scambio Sul Posto: bilancio 2016.

Infine ti raccomando di leggere Quanto consuma una pompa di calore – gennaio 2017.

Casa Elettrica: bilancio 2016

Casa Elettrica: bilancio 2016

Passato il secondo anno con la tariffa elettrica D1 per pompe di calore facciamo un bilancio economico consuntivo per la mia casa elettrica.

Bilancio 2016 Casa Elettrica

La mia casa elettrica, non dotata di collegamento al metano, ha i seguenti impianti:

  • pompa di calore Rotex HPSU Compact per riscaldamento, raffrescamento ed acqua calda sanitaria
  • Unita’ di trattamento aria VMC Italia per ventilazione meccanica controllata e deumidifica
  • piano cottura ad induzione

Rappresentando le tipologie di consumo per tutto il 2016 mediante un classico diagramma a torte abbiamo:

Casa Elettrica: bilancio 2016

Come si vede i consumi elettrici per riscaldamento, raffrescamento ed acqua calda sanitaria sono inferiori a tutti gli altri inclusivi del piano cottura ad induzione.


Trend mensile

Possiamo anche vederne l’andamento su base mensile:

Casa Elettrica: bilancio 2016

Dove si vede bene come i consumi per climatizzazione e produzione di acqua calda sanitaria per:

  • luglio 2016: raffrescamento, de-umidifica, ventilazione ed acqua calda sanitaria
  • febbraio 2016: riscaldamento, ventilazione ed acqua calda sanitaria

siano praticamente equivalenti.

Detto in altre parole le prestazioni estive dell’involucro sono importanti come le prestazioni invernali !

Ottimizzando la programmazione del raffrescamento estivo (vedi Climatizzazione estiva: too fast too furious) prediligendo gli orari notturni, si sono ridotti sensibilmente i consumi dei mesi estivi rispetto al 2015.

Consumi elettrici e produzione fotovoltaico

Casa Elettrica: bilancio 2016

L’effetto del cambio di regolazione della climatizzazione estiva ha ridotto i consumi ed alzato l’energia immessa.

E’ evidente che:

  • il contributo del fotovoltaico in inverno e’ marginale
  • nella mezza stagione (aprile, maggio, settembre) l’autoconsumo si abbassa molto

Per fortuna che abbiamo lo scambio sul posto: per approfondire prova a leggere Scambio Sul Posto: la mia guida oppure i dati aggiornati a maggio 2017 che trovi in Scambio Sul Posto: bilancio 2016.


Saldo economico

Ma vediamo ora, bollette di Enel Energia e bonifici del GSE alla mano, il saldo economico del periodo feb-16 / gen-17:

Casa Elettrica: bilancio 2016

Il costo netto per tutti i consumi energetici della casa elettrica e’ stato di 923 Euro in 12 mesi: in pratica 2,5 Euro al giorno !

La soddisfazione continua.

Un’osservazione generale importante: i miei dati rappresentano quelli di una casa elettrica con impianto fotovoltaico sottodimensionato al nord Italia. I risultati potrebbero essere ulteriormente favorevoli con un impianto fotovoltaico di maggiori dimensioni nelle zone del centro o sud Italia.

A tal proposito raccomando la lettura di Dimensionamento fotovoltaico.

Da non perdere
Se vuoi vedere le caratteristiche della mia casa elettrica, sia in termini di involucro che di impianti, ti invito a leggere Informazioni.

Interessato ad ottimizzare il riscaldamento invernale con la pompa di calore ? Leggi fino a dove sono riuscito ad arrivare in Pompa di calore Rotex HPSU Compact: curva climatica inversa a 4 scorrimenti.

Nel caso volessi approfondire la tariffa D1 per pompe di calore con aggiornamento a maggio 2017 puoi leggere Tariffa D1 pompe di calore: 2017.

Infine ti raccomando di vedere Quanto consuma una pompa di calore – gennaio 2017.